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Narrazioni per giovani e adulti:
Narrazioni per bambini piú in basso
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La fata dell'angolo
Narrazione di e con Michela Merazzi
Tratto da “Ho paura torero “ di Pedro Lemebel
regia Santuzza Oberholzer
Lo chiamavano la Fata dell’angolo, era un omosessuale che per vivere ricamava lenzuola e corredi per le signore dell’alta borghesia. In quel periodo era al servizio della moglie del Generale e quando arrivarono le casse non ebbe particolari sospetti, si preoccupò solo che stessero bene in casa sua, un angolo di tre piani con una scala vertebrale che portava in soffitta. Da lì poteva vedere Santiago nella penombra e assistere ai cortei, quando “con un’improvvisa esplosione tagliavano la luce e tutti correvano a comprar candele, a raccoglier candele e ancora candele per incendiare le strade e i marciapiedi, per disseminare di braci la memoria, per frantumare l’oblio con le scintille. Come la coda di una cometa si abbassasse fino a sfiorare la terra in omaggio a tanti “desaparecidos”.
È il racconto di un gesto piccolo che non passerà mai alla storia, ma che diventa il simbolo della rivolta silenziosa di cui spesso sono capaci le persone comuni.
Ulisse: il ritorno
Narrazione di e con Michela Merazzi
regia Santuzza Oberholzer
musica Luigi Sala
“A guardarla da lontano, dal mare, Itaca assomiglia un po’ ad un’aragosta, tutta chiusa nel suo guscio di roccia. Le montagne sono appuntite, i promontori a picco sul mare. Il mare schiuma intorno e c’è sempre il vento. La terra è rossa, quasi arancione, arida. Più adatta alle capre che ai cavalli, ma qua e là vi sono sprazzi di verde: gli ulivi crescono dappertutto. Se ti avvicini sembra che non voglia farti entrare, che ti respinga, ma se trovi il punto giusto la nave entra in un’insenatura lunga e stretta, che si apre in una baia tranquilla dove il mare è calmo e si può approdare senza pericolo. Lì attraccò la nave che portava a casa Ulisse dopo vent’anni.”
Come ritornano le stagioni, i compleanni, la neve, così anche le persone ritornano. Alcune dopo pochi giorni, altre dopo essere state lontane per molto tempo.
Ulisse torna a casa, a Itaca, dopo una lunga assenza e non riconosce subito la sua isola.
Penelope lo aspetta da tanto, ma ora è stanca ed è sul punto di cedere.
“Si guardò allo specchio. Era ancora giovane, una donna giovane. Due rughe lievi sulla fronte, altre più marcate ai lati. Una bella signora… Ulisse se n’era andato in guerra che lei aveva la pelle liscia e non ancora vent’anni, con un figlio piccolo da crescere sola. Un marito andato in guerra per cosa? Ormai quella guerra era finita da un pezzo e lei era stanca di aspettare.”
L’incontro fra i due avviene nella sala dei banchetti dopo una sanguinosa battaglia.
E sono gli occhi a ritrovarsi, immutati nonostante tutto.
Momò e l'ombrello
Narrazione di e con Michela Merazzi liberamente tratto da “La vita davanti a sé” di Romain Gary
Quando hai un aggeggio un po' bizzarro che non assomiglia a niente, speri sempre che abbia qualche potere, soprattutto se sei un bambino che non ha nessuno.
In un vecchio ombrello il piccolo Momò ha trovato un amico: con lui parla, gioca e guadagna qualche spicciolo facendo un numero comico per le vie di Parigi e la sera torna alla pensione di Madame Rosa, dove è rimasto il solo inquilino. La donna infatti è diventata troppo vecchia e non può più badare ai figli delle prostitute che li lasciavano alle sue cure mentre lavoravano. Solo la mamma di Momò non è mai passata a ritirarlo e anche i soldi non li manda più.
Come potranno cavarsela una vecchia grassa e malata, un bambino solo e l'ombrello Arthur?
Ormai Momò si addormenta sempre con l'ombrello stretto tra le braccia e la mattina guarda se Madame Rosa respira ancora...
Case nel tango
Narrazione di e con Michela Merazzi liberamente tratto da “Silenzi” di Karla Suárez
“Rimasi sola nella casa grande. Il mondo di fuori continuava a peggiorare, quindi decisi di rimanere dentro. Fu facile nascondermi. Decisi di non rispondere al telefono né alla porta. E di non fare rumore, anche se in quel periodo il rumore era una cosa strana, visto che passavamo lunghe ore ogni giorno senza elettricità e quindi non era possibile ascoltare musica. Mi dedicai allo studio delle persone. Era interessante. Mi mettevo vicino alle finestre ad ascoltare il respiro del palazzo”.
Le case sono la cornice intorno a questo racconto di esistenze sudamericane.
Le parole le attraversano e le collegano, riempiono gli spazi e le distanze. Le tende, stracci stinti appese ai vetri, danzano al ritmo di un tango di Piazzolla e la Storia è una foglia alzata dal vento. I protagonisti hanno in comune qualcosa di molto simile alla libertà di rimanere se stessi, a dispetto di tutti i cambiamenti e di tutte le rivoluzioni.
Hanno un luogo interiore in cui non c'è niente, un posto senza barriere e senza leggi, che resiste.
Prove di volo
Narrazione di e con Michela Merazzi liberamente tratto da “Il giorno degli orsi volanti” di Evelina Santangelo
Regia Santuzza Oberholzer
Palermo. Ogni sera uno straniero biondo trascina un carretto malconcio tra i banchi del mercato della Vuccirìa e lo riempie di avanzi. Lo stupore iniziale della gente si trasforma ben presto in curiosità diffidente quando lo vedono ammassare tutta quella roba nel garage dove vive. Dietro quella saracinesca scoprono il suo segreto: un gigantesco orso bruno allevato perché compia miracoli su una bicicletta costruita apposta per la sua stazza. “Un orso? Che va in bicicletta? Ma è matto! Gente straniera, gente diversa”. Eppure quell'orso rappresenta un desiderio di rivalsa, un sogno straniero che tutti hanno dentro, e così in poco tempo viene adottato da tutto il mercato: la gente lo nutre, il Biondo lo allena. Tutti aspettano con ansia il giorno in cui anche i loro sogni si alzeranno in volo insieme a lui. “E arrivò il grande giorno: fin dal mattino i bambini avevano portato sulla piazza del mercato sedie, sgabelli, cassette della frutta, mattoni. La vecchia si era fatta portare la sua sedia rossa nel punto migliore e si era piazzata lì per prima. E al tramonto, quando i lampioni della piazza cominciavano ad accendersi, non c'era più un buco libero. Alcuni si erano messi sui tetti della macchine parcheggiate, altri avevano occupato finestre e balconi e anche i tetti bassi e le grondaie. Il Biondo arrivò tenendo il manubrio della bicicletta e una catena legata al collo dell'orso. Avanzò nel corridoio centrale lasciato libero e tutti si girarono come quando entra una sposa in chiesa...”