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Pinocchio, preso per il naso?

autore: Collodi e Merazzi
regia: Santuzza Oberholzer  
interpreti: Michela Merazzi
musica dal vivo: Deborah Jakob e Luigi Sala
genere: narrazione con oggettti
età: da 6 anni
scena minima: 5 x 4 x 2.60 m
durata: 60 minuti
lingua: italiano

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La storia

Alzi la mano chi non conosce “Le avventure di Pinocchio”. Per lui e per tutti coloro che vogliono riascoltare una delle storie più famose di tutti i tempi, abbiamo pensato di tornare alle origini del libro. Perché se c’era una volta un pezzo di legno, c’è ancora oggi un burattino di nome Pinocchio che salta attraverso le generazioni, un personaggio tanto fiero della sua diversità che si racconta da sé. È così che nasce “Pinocchio: preso per il naso?”. 
Il gioco sta nel capire chi è preso per il naso: Pinocchio che, con la sua casacca di carta fiorita e il berretto di mollica di pane, casca nella trappola del Gatto e della Volpe e poi parte per il paese dei Balocchi? Oppure chi crede che un burattino abbia bisogno di una radicale trasformazione e debba diventare di carne, come tutti gli altri, per essere accettato?

A noi Pinocchio piace perché è di legno, perché galleggia in acqua e ride e piange e combina un sacco di guai, proprio come un bambino…
Ma allora…perché dovrebbe diventare quello che è già?

Lo spettacolo

"Pinocchio: preso per il naso?” è una narrazione sostenuta dalla musica e dall’uso di cinque oggetti quotidiani che si trasformano in numerosi personaggi, luoghi, scenografie grazie alla fantasia degli spettatori. 
Usiamo un linguaggio fedele al testo che per la sua ricchezza e la sua bizzarria risulta interessante all’orecchio dei ragazzi d’oggi, e dipinge l’ambientazione, senza rivelarla pienamente, permettendo al pubblico di creare la propria storia con sfumature uniche. La voce, le parole e il corpo della narratrice esprimono di volta in volta i diversi piani narrativi: dal narratore a Pinocchio, da Collodi a libere espressioni di alcuni personaggi che irrompono sulla scena col linguaggio dei bambini, per ridare a “Le avventure di Pinocchio” il fascino che si merita al di là della sua ambigua elevazione ad archetipo del mondo infantile.
La musica porta ausilio all’immaginazione con la sonorizzazione delle azioni sceniche e con l’evocazione di atmosfere e sentimenti. Le canzoni, di stampo prettamente popolare, create e/o arrangiate dai musicisti presenti in scena, fanno da collante fra i vari episodi della storia e danno respiro alla narrazione. Deborah Jakob (violino e voce) e Luigi Sala (chitarra, flauti e voce) interagiscono col racconto in modo partecipe, a volte canzonatorio a volte struggente, mantenendo sempre un piano complementare alla scena, e guadagnano il primo piano quando con le canzoni vengono a galla i desideri, i sogni e le paure di Pinocchio.

Una storia da immaginare attraverso corpo e racconto

"Fa leva sull’immaginazione, la fantasia, ancora in misura maggiore del solito, il nuovo spettacolo del Teatro dei Fauni, “Pinocchio: preso per il naso?” che, con le modalità del teatro-narrazione, seleziona e racconta alcuni episodi della celebre storia di Collodi. La regista, Santuzza Oberholzer, ha voluto un palco spoglio, senza baracca e burattini; tutto ruota attorno al corpo, alla voce, alle mani e a pochi oggetti d’uso quotidiano che si prestano a diventare qualsiasi cosa, persino con un tocco visionario, come nei giochi infantili più genuini. Al centro sta la vivacità espressiva di Michela Merazzi, alla quale bastano essenziali elementi per entrare nel personaggio, il tipico cappellino a cono e la casacca a fiori. Il pezzo di legno è concreto e simbolico, al tempo stesso. Due tratti di corda agitati possono benissimo fungere da punto di riferimento per il dialogo del gatto e della volpe; il cappello buttato sugli occhi ed ecco il carabiniere; i capelli, invece, gettati sulla faccia sono sufficienti per dare l’idea del peloso Mangiafuoco…

Ci sono poi le canzoni e la musica dal vivo di Deborah Jakob (violino e voce) e Luigi Sala (chitarra, flauti e voce) che, oltre ad arricchire la messinscena con le loro ballate, a tratti sono coinvolti nella vicenda, entrando a farne parte e commentandola anche con supporti da rumoristi, esibiti a vista. Tra vecchio e nuovo si può passare da arie popolari al celebre brano di Bennato, per la gioia di adulti e bambini. Il linguaggio è comune e dimostra come non siano i mezzi tecnici e la spettacolarità a fare le qualità di un racconto. Pinocchio ha conosciuto riduzioni cinematografiche e teatrali ma semmai l’artificio tende a coprire e mistificare il senso primario dell’archetipo che, come dimostrano le rappresentazioni scolastiche, nella sua semplicità e universalità va direttamente al cuore e alla mente dei piccoli spettatori: naturalmente fanno il tifo per un burattino che vuole restare quello che è, rivendicando in questo modo la nuova etica della diversità."

Manuela Camponovo, Giornale del Popolo, 3 gennaio 2004

 

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